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Il sonno degli anziani

Il sonno è un bisogno primario e ad esso dedichiamo circa un terzo della nostra vita. Nelle scorse settimane abbiamo dedicato spazio agli studi focalizzati sul riposo di bambini e giovani e sul sonno in gravidanza; ma quale ruolo e importanza riveste il sonno nelle persone anziane?

Molte ricerche sono state dedicate anche al riposo degli anziani. Con l’avanzare dell’età, cambiano i ritmi fisiologici ed il ciclo circadiano non è immune dai vari microequilibri che l’organismo assesta di giorno in giorno. Il cambiamento, allora, avviene come conseguenza naturale ma inaspettata anche negli schemi del sonno. Anche se è un opinione diffusa, è errato collegare l’avanzare dell’età ad un minor bisogno di sonno, perché i principali istituti di ricerca decretano che le ore di riposo necessarie restano costanti per tutta l’età adulta: le cause di sonni meno lunghi non sono da ricercare nell’età anagrafica. La National Sleep Foundation spiega che “in quella che gli esperti chiamano architettura del sonno […] all’avanzare dell’età le persone tendono ad avere più frequentemente periodi di sonno leggero piuttosto che di sonno profondo o attivo (REM)”.

È stato rilevato che il principale antagonista del sonno nella terza età è l’insonnia, che annovera le cause più disparate. Anche se non è ancora del tutto chiaro, la principale scuola di pensiero collega l’insonnia in questa fase alle terapie impiegate per curare patologie e disfunzioni, oltre che ai disturbi fisici provocati dalle stesse patologie.

Quanto al ritmo circadiano, le funzioni dell’organismo nella terza età subiscono degli slittamenti negli orari: accade che ci si addormenti molto presto di sera e che ci si svegli abbastanza presto al mattino. Questo disturbo è chiamato dagli esperti “sindrome da sonno anticipato” e si registra prevalentemente dopo i 65 anni. Alcuni ricercatori hanno provato a studiare come migliorare il riposo delle persone affette dalla sindrome ricercando nell’attività fisica un alleato. Ed è stato scoperto che dei regolari esercizi fisici, per la precisione 150 minuti a settimana, migliorano con buona sensibilità la qualità del sonno degli anziani, oltre a generare una serie di effetti benefici a catena. Fare passeggiate, una modesta attività aerobica o esercizi per l’equilibrio migliorano la circolazione, riducendo anche la sindrome delle gambe non riposate, migliorano la respirazione, diminuendo la frequenza delle apnee notturne, e infine migliorano l’equilibrio, favorendo negli anziani una riduzione nel rischio di cadute e una maggiore fiducia nelle proprie capacità fisiche.

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